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I PROTAGONISTI
Ultimo aggiornamento (Giovedì 12 Febbraio 2009 23:34) Scritto da Administrator Giovedì 12 Febbraio 2009 23:29
di Francesco Napolitano – Presidente Associazione Risveglio O.N.L.U.S.
E’ ormai chiaro a ciascuno di noi che Eluana, pur nella sua disabilità, era una persona autonomamente viva, vitale, capace di dare e ricevere amore, cioè proprio quel sentimento, quell’afflato per cui siamo stati creati e che comunque costituisce il valore supremo dell’uomo. Sappiamo che Eluana era accudita amorevolmente e che non aveva clinicamente bisogno di nulla, se non di acqua e cibo.
Sappiamo che c’era possibilità di avere da lei, nel tempo, qualche risposta in più rispetto a tutte quelle che, a saperle quotidianamente cogliere nel vivere assieme a lei, era già in grado di dare, come ci hanno detto le suore che per tanti anni hanno vissuto con lei e come ben sanno tutte le famiglie (si è scritto che sono circa 2.500) che nel nostro Paese vivono assieme a congiunti che si trovano nella stessa situazione.
Ci conferma tutto ciò il fatto che nessuna di queste altre 2.500 famiglie (con alcune delle quali eravamo presenti lunedì a Montecitorio, a dire quanto ci si sentiva offesi nel profondo, poche ore prima del decesso di Eluana) ha mai pensato di avere vicino una persona non degna di vivere; tutte anzi sanno che l’amore che si può ricevere da persone come Eluana sopravanza abbondantemente quanto di affetto a esse si può dare, e che questo amore e questa vita dati e ricevuti valgono non solo a darci ogni giorno la misura della umiltà che deve contraddistinguere la limitatezza del genere umano, ma valgono nello stesso tempo a illuminarci ogni giorno della luce che è nel corpo e nell’anima di ciascuno di noi.
Ci conferma tutto ciò il fatto che nessun medico e nessun argomento scientifico è stato in grado di superare questi sentimenti e soprattutto queste osservazioni.
Nessuno ha potuto dimostrare che Eluana non fosse clinicamente e spiritualmente viva, autonomamente, splendidamente viva: tanto è vero che, quando un presuntuoso medico ha avuto l’infelice idea di affermare che Eluana era già morta 17 anni fa, tutta la categoria medica, quasi compattamente, ha disconosciuto questa assurda e offensiva affermazione.
Se è così (ed è così), allora si può dire che Eluana è stata uccisa, perché è stata volutamente soppressa la sua vita. Qualcuno deve averlo fatto. L’ha uccisa chi arrogandosi il diritto di interpretare un suo presunto desiderio di suicidio, ha pensato che quella fosse una vita non degna di essere vissuta, senza ascoltare chi operativamente accudiva Eluana e tutte le famiglie – come le nostre – che in silenzio accudiscono i propri congiunti nella medesima situazione. C’è un modo diverso per 'vivere' assieme a queste persone, un modo fatto di amore. L’ha uccisa un provvedimento della Cassazione, quando ha ritenuto che possa esserci una legge, non scritta, che consenta di avallare l’uccisione di una persona in una situazione di grande disabilità.
L’ha mandata verso la morte la Corte d’Appello di Milano che, inspiegabilmente, disattendendo quanto in anni precedenti aveva essa stessa già deciso, con una superficialità di indagine ingiustificabile, ha ritenuto di autorizzare una persona a sopprimerne un’altra; tre persone dietro un tavolo hanno deciso che una persona 'viva' potesse morire, perché così un’altra persona aveva chiesto.
L’ha uccisa un sistema di giustizia che non è stato in grado di reagire a un atto così efferato e anzi si è arroccato dietro sue intoccabili posizioni. L’ha uccisa un mondo politico che, pur lodevolmente intervenuto in extremis, non è stato però in grado di trovare la strada per salvare un suo cittadino tra i più indifesi.
L’ha uccisa un sistema giuridico-pubblico arrivato a pensare che la Carta costituzionale possa e debba accettare di non consentire di salvare una vita umana. L’ha uccisa una sconcertante disinformazione, dove molti si sono arrogati di intervenire in cose che non sapevano e a questi molti è stato dato uno spazio mediatico ingiustificato e immeritato. L’hanno uccisa quei medici, avvocati, professionisti vari che hanno assecondato un disegno di morte, contro ogni regola di deontologia professionale, scritta o non scritta.
Di tutto questo ciascuno di noi fa parte, in quanto ognuno di noi è cittadino di questo Stato democratico di diritto.
Quel che è certo è che abbiamo perso un pezzo della nostra civiltà.
Da cattolico, il mio animo mi porta ad aggiungere che i disegni del Signore sono a noi sconosciuti e che certamente Egli sa e che la Sua misericordia è infinita.
Fin da ora è certo che Eluana è un fiore, che vale già a colorare il deserto e l’aridità che questa vicenda ha creato.
Insieme a lei, ci viene il profumo di tutte le altre persone che si trovano nelle stesse condizioni e di tutte le tante altre che sono in situazioni di grande disabilità.
Solo da loro possiamo, con l’aiuto di Chi ci guida, trovare la forza e il modo giusto per pulire le nostre coscienze, superare la vergogna che assale i nostri animi e ricominciare a innaffiare il deserto, fino a farlo diventare un campo di grano, rappresentato anche da uno Stato che sappia dare risposte assistenziali adeguate a chi si trova in situazioni di così grave disabilità.




